
Viviamo immersi nelle tecnologie. Cambiano il modo in cui comunichiamo, lavoriamo, pensiamo, costruiamo relazioni. Ma in questo cambiamento continuo, una domanda rimane aperta: che cosa resta dell’umano?
Da qui nasce “L’umano che resta. Come le tecnologie possono cambiare ciò che siamo”, il ciclo di incontri promosso da Roveto Ardente APS insieme all’ISSR “A. Marvelli” della Diocesi di Rimini e San Marino-Montefeltro, con il patrocinio del Comune di Rimini e di ENIA.
Tre appuntamenti, tre relatori, tre prospettive diverse per provare ad abitare con maggiore consapevolezza il tempo che stiamo vivendo.
Gli incontri si terranno presso il Teatro del Seminario di Rimini (via Covignano 265), alle 21, con ingresso libero.
Il programma
4 giugno – “La ferita. Relazioni senza corpo”
Con l’antropologo culturale Adriano Favole, in dialogo con Simona Mulazzani.
Che cosa succede quando le relazioni perdono il corpo, la presenza, il contatto? In un tempo sempre più attraversato da connessioni digitali e comunicazioni mediate dagli schermi, proveremo a interrogarci su ciò che si trasforma – e su ciò che rischiamo di perdere.
11 giugno – “Il pensiero che si impoverisce”
Con il filosofo della scienza Silvano Tagliagambe, in dialogo con Davide Arcangeli.
L’intelligenza artificiale sta cambiando anche il modo in cui pensiamo? Quali effetti hanno velocità, automatizzazione e iperconnessione sulla mente e sulla coscienza? Una riflessione sul rapporto tra IA, conoscenza e capacità critica.
18 giugno – “Oltre l’umano? – Protesi cognitive e identità”
Con il filosofo ed etologo Roberto Marchesini, in dialogo con Maurizio Mussoni.
Dove finisce l’umano e dove iniziano le sue estensioni tecnologiche? Le tecnologie possono ampliare le nostre possibilità senza cancellare la nostra identità? Un incontro per interrogarsi sul limite come spazio che orienta e rilancia.
Un’occasione per pensare insieme
Il ciclo nasce dal desiderio di offrire alla città uno spazio di pensiero condiviso, aperto e accessibile, in cui affrontare temi spesso complessi senza rinunciare alla profondità.
In settimane particolarmente intense per l’associazione – impegnata anche nella conclusione della campagna per il nuovo giardino condiviso e nella promozione del 5×1000 – questi incontri rappresentano un ulteriore invito a coltivare comunità, dialogo e senso critico.
