Nasce il nuovo Istituto interdiocesano di Scienze Religiose

La Conoscenza religiosa di fronte alle sfide della cultura
Intervista al direttore Natalino Valentini a cura di Simona Mulazzani

Dopo un lungo lavoro preparatorio, già a partire da questo anno accademico 2016-2017 è stato costituito un nuovo Istituto interdiocesano delle diocesi di Rimini e San Marino – Montefeltro. Si realizza così un ambizioso progetto di collaborazione tra le due Diocesi con lo scopo di incrementare la diffusione e la qualità della cultura religiosa su un più vasto territorio. Per entrare un po’ più nel merito di questa novità e delle caratteristiche dell’offerta formativa dell’Istituto ne parliamo con l’attuale Direttore, il Prof. Natalino Valentini.

Anzitutto, da dove nasce questo progetto di costituzione di un nuovo Istituto interdiocesano?
A dieci anni dall’avvio del nuovo ordinamento, la Congregazione per l’Educazione Cattolica, in accordo con la Conferenza Episcopale Italiana, da tempo aveva sollecitato una nuova configurazione degli Istituti Superiori di Scienze Religiose (ISSR) presenti in Italia,. La rivisitazione della mappa degli ISSR si è resa necessaria per diverse e importanti ragioni, tra cui: la cura e la promozione della qualità accademica e formativa, la razionalizzazione delle risorse economiche e del personale docente con la creazione di ISSR regionali e interdiocesani, l’adeguamento ai parametri richiesti dal “Processo di Bologna” e dalla nuova intesa per l’Insegnamento della Religione Cattolica (2012) e, infine, il riconoscimento civile dei titoli rilasciati. Per quanto riguarda la nostra regione, restano gli ISSR di Bologna e di Forlì (sostenuto da 5 diocesi). Inoltre, si costituiscono due nuovi Istituti: l’ISSR che coinvolge le diocesi di Modena, Carpi, Reggio Emilia, Parma, Fidenza e Piacenza, con sede a Modena e polo FAD (Formazione a distanza) a Parma, e l’ISSR di Rimini e San Marino-Montefeltro, con sede a Rimini.

Secondo questa prospettiva, quali saranno le finalità prioritarie del nuovo Istituto?
L’intento è quello di potenziare e qualificare ulteriormente quanto già costruito con pazienza in questo ultimo decennio, cercato di coniugare l’esigenza di un accurato studio e approfondita ricerca teologica con la necessità di una formazione permanente anche di carattere pastorale. Ai fedeli laici e a tutti coloro che desiderano mettersi in ricerca si propone un percorso di riscoperta dei tesori nascosti della fede e della sapienza cristiana, avviando una seria conoscenza delle scienze religiose e teologiche, nel dialogo e nel confronto con la cultura del nostro tempo.
L’attività didattica e formativa ordinaria continuerà a svolgersi presso l’accogliente sede di Rimini, nell’antica dimora monastica sul colle Covignano, ove sono collocate anche la ricca Biblioteca Diocesana e l’Archivio. Mentre gran parte dell’attività di formazione integrativa e complementare (Seminari si ricerca, Conferenze e Convegni si svolgeranno prevalentemente nella Diocesi di San Marino-Montefeltro, compresa l’Inaugurazione di giovedì 13 ottobre a Domagnano (RSM), con la Prolusione del Segretario Generale della Congregazione S.E. Mons. Vincenzo Zani.

Qual è l’offerta formativa che caratterizza questa scuola?
L’Istituto offre l’opportunità di una conoscenza integrale, allargando gli spazi della razionalità, per riaprirla alle grandi questioni del vero, del bene e del bello, coniugando tra loro la teologia, la filosofia e le scienze, nel pieno rispetto dei loro metodi propri e della loro reciproca autonomia, ma anche nella consapevolezza dell’intrinseca unità che le tiene insieme.
Grazie anche alla preziosa collaborazione di qualificati docenti specialisti nelle diverse aree disciplinari, il ciclo di studi consente di accedere a una conoscenza sistematica e scientifica della tradizione ebraico-cristiana e della teologia cattolica, a partire dai loro fondamenti storici, biblici, dottrinali e spirituali, nel confronto e nel dialogo con le altre tradizioni culturali e religiose; un percorso arricchito annualmente anche da corsi speciali quali le lingue bibliche (ebraico e greco), ma anche da seminari di ricerca, conferenze, giornate di studio su specifiche tematiche, che coinvolgono testimoni, studiosi ed esperti di rilevanza nazionale. Si tratta di una proposta formativa che non ha eguali sul nostro territorio per l’ampiezza dell’offerta, la sistematicità dell’approccio, la qualità scientifica e didattica e la completezza di sguardo sui diversi versanti della cultura religiosa.
Tra le principali proposte integrative in programma durante l’anno vorrei segnalare i cinque incontri pubblici di approfondimento dell’esortazione apostolica “Amoris Laetitia” (da novembre a maggio); un paio di seminari di ricerca sulla teologia di Lutero e della Riforma, nel V anniversario dal suo inizio; alcune conferenze sulla Dottrina sociale della Chiesa; alcuni laboratori biblici; un Convegno sull’Arte Sacra.

Mi pare un programma ambizioso in questi tempi in cui è così necessario un rinnovato confronto tra fede e cultura.
Certo, il dono di grazia della fede attende di essere quotidianamente accolto, custodito, nutrito, curato. In epoca contemporanea la necessità di ritrovare un rinnovato dialogo tra Vangelo e cultura, tra fede e ragione, è stata avvertita con particolare acutezza, soprattutto dopo il Concilio Vaticano II, da tutti i pontefici, sia pure con sottolineature diverse. Giovanni Paolo II lo aveva colto mirabilmente giungendo a questa limpida consapevolezza: «Una fede che non cerca la propria intelligenza è una fede non pienamente accolta, non intensamente pensata, non fedelmente vissuta». Sarebbe auspicabile una maggiore consapevolezza di questo da parte delle nostre comunità ecclesiali.
Effettivamente nell’atto di fede l’uomo conosce la bontà di Dio e comincia ad amarlo, ma, come ci ha mostrato sant’Agostino, l’amore desidera conoscere sempre meglio colui che ama. L’amore consegue dalla conoscenza come il profumo emana dal fiore dischiuso. Se non si prende coscienza del dono ricevuto per accoglierlo, coltivarlo e accrescerlo nella propria esistenza quotidiana, la fede rischia di trasformarsi in fideismo, in sterile devozionismo e persino in pericolosa superstizione e idolatria.

Come viene percepita questa esigenza formativa dalla comunità ecclesiale e cosa può offrire concretamente l’ISSR?
La formazione teologica, pastorale, spirituale e culturale dei fedeli laici, soprattutto di coloro che rivestono particolari ministeri o svolgono speciali servizi pastorali all’interno delle comunità è oggi una questione cruciale per l’azione missionaria ed evangelizzatrice della Chiesa.
Siamo di fronte a sfide antropologiche e culturali epocali, senza precedenti, che interpellano radicalmente la coscienza cristiana e la vita della comunità ecclesiale: secolarizzazione, crisi del modello di famiglia e delle relazioni affettive, emergenza educativa, crescita del fondamentalismo, profondi rivolgimenti in campo bioetico, economico, ecologico… Tutto questo esige maggiore consapevolezza, competenza, conoscenza, responsabilità; dunque una qualità più alta di visione spirituale, di orizzonte di senso, di umanità e testimonianza evangelica. Occorre ripartire dalla formazione delle coscienze, dall’uomo interiore.
Per questo la formazione a una fede “adulta” e “pensata” è una dei doni più preziosi che una comunità può offrire ai suoi laici. Riscoprire le radici e i fondamenti della propria esperienza di fede, tanto più nel contesto attuale, è un esercizio altamente spirituale, culturale e profetico. In questa prospettiva, la qualità e la varietà dell’offerta formativa garantita dall’ISSR costituisce oggettivamente una risorsa straordinaria per tutta la Chiesa, a cominciare dalle nostre diocesi. Ma la sfida va ben oltre i confini ecclesiali e investe l’orizzonte di senso della coscienza umana e cristiana di fronte ai profondi mutamenti della cultura contemporanea.

Come si concilia tutto questo con la pastorale missionaria di papa Francesco?
Proprio grazie al rinnovato impulso impresso da papa Francesco, la Chiesa oggi è chiamata a mettere in atto un’inedita ed esigente pastorale missionaria, ripensandone obiettivi, strutture, stili e metodi, in vista di una nuova evangelizzazione e di una rinnovata passione nell’annuncio della gioia del vangelo. In tale prospettiva «la teologia, in dialogo con altre scienze ed esperienze umane, riveste una notevole importanza per pensare come far giungere la proposta del Vangelo alla varietà dei contesti culturali e dei destinatari» (Evangelii gaudium, 133). Non possiamo disperdere queste facoltà di discernimento ma, al contrario, siamo fortemente sollecitati a cogliere questo kairos, questo tempo opportuno dello Spirito e la portata dello snodo epocale di fronte al quale oggi ci troviamo. Poco più di un secolo fa, il pensatore cristiano Vladimir Solov’ëv affermava profeticamente che, nel XXI secolo, «se l’enorme maggioranza delle persone pensanti rimane del tutto incredula, i pochi credenti diventano per necessità tutti pensanti, secondo la raccomandazione dell‘Apostolo: “Siate fanciulli nel cuore, ma non nella mente” (1Cor 14,20)».
A questa nuova opera di risveglio siamo oggi chiamati.

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